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RESIDENZA MAGNOLIA Nibionno, Via Don Luigi Sturzo

La residenza Magnolia rappresenta l'esempio perfetto della realizzazione di un complesso abitativo che ha coniugato il risparmio energetico con spazi ben organizzati, finiture di prima qualità e attenzione ai dettagli. La soluzione ideale per la vostra casa di domani.
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CASCINA ROVAGNATI Casatenovo Via Dante Alighieri

Vicino alle bellezze del Parco del Curone, con una visuale privilegiata su Montevecchia, l'antica Cascina Rovagnati è dotata di innovative soluzioni ecologiche, volte al miglior risparmio energetico possibile.
Ogni appartamento dispone di impianti di riscaldamento e raffrescamento con pannelli radianti a pavimento, impianto di deumidificazione, serramenti in legno massello con quadruplo vetro. I bagni dispongono di vasca o doccia e un sistema di riscaldamento dell'acqua che usufruisce di pannelli solari di ultima generazione.
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SOMMA CENTER Somma lombardo, Via Vignola

In posizione centrale, alle spalle del Castello, nell'elegante contesto della Residenza Somma Center di Somma Lombardo, disponiamo di appartamenti e negozi di diversa metratura.
Questi spaziosi appartamenti vi consentiranno di disporre l'arredamento nel modo che più vi compiace, per creare una casa completamente personalizzata e fatta su misura per le vostre esigenze.
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VILLA GARDENIA Lecco Via Magnodeno
Se amate la tranquillità e desiderate una casa comoda e costruita secondo i più moderni criteri dell'ergonomia Villa Gardenia è la casa che fa per voi!
Immerso nel verde, alle spalle dell'Ospedale Manzoni, in posizione riservata, comoda e servita dai mezzi pubblici, oltre che dalle principali arterie stradali, il nuovo complesso residenziale gode anche di una certificazione energetica in classe A.

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RESIDENZA MAGNOLIA Nibionno, Via Don Luigi Sturzo

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ANTICA CORTE RURALE Barzago, via Risorgimento

Un piccolo borgo medioevale posto sulla cima della collina di Verdegò a Barzago. Questa è la location dell' Antica Corte Rurale appena ristrutturata.
Innovative soluzioni di design unite all'utilizzo delle più avanzate tecniche per il risparmio energetico fanno di questa Antica Corte Rurale un piccolo gioiello collocato in una posizione di pregio che domina le vallate circostanti.

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RESIDENZA MAGNOLIA Nibionno, Via Don Luigi Sturzo

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Palazzo Ferlendis: le origini Quali sono le origini di Palazzo Ferlendis, l’edificio storico simbolo di Lovere che, di recente, è stato riportato al suo antico splendore grazie a un’accurata opera di restauro conservativo che ha interessato anche Schiavi Spa? Secondo i documenti degli archivi, Palazzo Ferlendis sorge sull’attuale Via Guglielmo Marconi, tra il Lago d’Iseo e l’antica strada regia, oggi rinominata Via Cesare Battisti. L’humus storico che vede la nascita dell’edificio è da collocarsi nelle condizioni di serenità garantite dalla Pace di Lodi, sancita nel 1454, e nella conseguente fiducia in un’espansione anagrafica ed economica sempre più marcata, che interessa i territori bergamaschi al tempo annessi alla Terraferma Veneziana. È il momento per Lovere di uscire al di fuori delle proprie mura medievali, ampliando il proprio borgo al di qua della Valvendra, così da garantire appoggio urbanistico alle nuove e sempre più numerose attività manufatturiere. Ed è proprio in questo contesto che la famiglia Ferlendis inizia a costruire in località Marza, appena al di fuori dell’abitato, dando vita a un sito di residenza e lavorazione del panno scarlatto ed esprimendo, con calce e mattoni, il fervore economico dell’epoca. Nel Settecento, l’edificio viene poi frazionato in diverse proprietà ma non cambia la sua struttura, che continua ad affacciarsi interamente sul meraviglioso lago grazie a un unico orto di pertinenza, che tale resterà fino al 1828, con la costruzione della nuova strada costiera in direzione Breno ed Edolo. Dove ora c’è un distributore di carburante c’era un tempo un grande prato in colle piantumato a gelsi, di proprietà della famiglia Zitti. Dove ora c’è un parcheggio che affaccia il lago, c’era un tempo un orto con viti (e, nuovamente, gelsi), di proprietà delle sorelle Gerosa. È il momento, per Palazzo Ferlendis, di trasformarsi quasi in un piccolo borgo dentro il borgo, con diverse pertinenze e case in affitto che si spartiscono le tante particelle e mappali. È il prefetto del Ginnasio Comunale di Lovere, l’abate Domenico Puccinelli, a unificare e ordinare nuovamente l’intero sito nel momento in cui ottiene la proprietà di alcuni lotti. L’edificio storico rimase a lungo una residenza con osteria, stallazzo al piano terra e magazzini, ma l’abate Piccinelli resta comunque come la figura di snodo per la vicenda catastale di Palazzo Ferlendis, infine devoluto al Comune di Lovere nel 1853. Da altro venditore, il municipio ricompone finalmente l’integrità dell’antico edificio. Che comincia così una nuova tappa della sua storia secolare. Panorama fotografico di Lovere tratto da Album dei documenti e d'altre persone benemerite che passarono a miglior vita, Lovere 1881- Fondazione Accademia di belle arti Tadini Onlus. Museo dell’Ottocento. Si ringrazia il direttore Marco Albertario. FONTI: Archivio di Stato di Bergamo, Catasto Napoleonico, Lovere, Trasporti Estimo, 60 e 61; Catasto Lombardo-Veneto, Lovere, Libri partitari tra le proprietà Piccinelli e Biancotti (partendo dal 904). Archivio di Stato di Milano, Catasto, 9683 e 9684 (Atti di formazione). Raccolta Demetrio Oberti di Lovere. Circa Lovere: Alberto Bianchi e Francesco Macario, L'occhio della storia, La cittadina edizioni 2016; Giovanni de Lezze, Descrizione di Bergamo e suo territorio, c. 260v e c. 261v (Lucchetti, 1988); Roberto Ghilardi, Quando a Lovere costruivano le automobili in «Il Giornale di Bergamo-Oggi», 30 giugno 1987 in copia presso Raccolta Demetrio Oberti; SIRBeC, scheda ARL a cura di Luca Scaburri, 2007. Circa l’abate Domenico Piccinelli: Almanacco Imperiale Reale per le provincie del Lombardo Veneto, 1825 e ss.; Carlo Facchinetti, Bergamo o sia Notizie patrie…, Bergamo 1826. Ringrazio Demetrio Oberti di Lovere; Laura Businaro, Marinetta Pacella ed Emilia Peduzzo dell’Archivio di Stato di Bergamo
Palazzo Ferlendis: come gli archivi storici hanno aiutato l’opera di restauro Cos’è il restauro, se non un soffio di vita in un manufatto che dorme da tempo? E da dove nasce questo soffio di vita, se non dalla comprensione profonda delle peculiarità che compongono un manufatto, che lo rendono unico, speciale, degno di essere restituito alla storia del presente? Non è un caso che, per la nostra opera di restauro conservativo dello splendido Palazzo Ferlendis, edificio storico nella bella Lovere, siamo partiti dalla conoscenza nel suo senso più ampio. E la conoscenza era nascosta negli archivi che ripercorrevano la storia lunga di secoli che aveva interessato il palazzo. Studiare è l’operazione preliminare sempre necessaria, vitale, alla realizzazione di qualunque opera manuale. Ecco perché la lettura accurata degli archivi storici è stata preventiva al montaggio di qualunque impalcatura, alla scelta dei materiali, alla definizione degli specifici interventi e, naturalmente, alle operazione restaurative vere e proprie. La storia di un edificio è molto diversa dalle sue mura, che sono solide e percepibili. È invisibile, nascosta, spesso impolverata. Nella nostra ricerca, abbiamo individuato importanti spunti nel catasto Napoleonico e in quello Lombardo-Veneto (‘800) e nel Cessato catasto, redatto dopo l’Unità d’Italia per uniformare tradizioni di rilievo tra loro difformi. Per completare una indagine che, per forza di cose, non potrà mai essere realmente onnicomprensiva, abbiamo terminato il nostro studio con approfondimenti sulle residenze storiche in ambito lombardo spulciando tra atti di formazione, mappe, sommarioni, trasporti d’estimo, libri partitari, nonché di atti notarili che includevano descrizioni dettagliate degli ambienti e persino inventari dei loro arredi. Si è trattato di un lavoro preliminare di portata monumentale, e che tuttavia si è rivelato di indescrivibile valore, non soltanto perché ci ha permesso di conoscere più in dettaglio l’origine di Palazzo Ferlendis, ma anche perché ci ha in qualche modo trasportati in un passato ormai molto distante, immergendoci nelle sue atmosfere, aspettative, ambizioni, speranze e peculiari necessità. Ed è proprio in tutto questo parterre di risposte, talvolta chiare, altre volte confuse e contrastanti, che abbiamo ritrovato l’origine dell’edificio che eravamo stati chiamati a “riportare in vita”. Seguiteci in questo viaggio nei secoli di storia lombarda. Fonti. Archivio di Stato di Bergamo, Catasto Napoleonico, Lovere, Trasporti Estimo, 60 e 61; Catasto Lombardo-Veneto, Lovere, Libri partitari tra le proprietà Piccinelli e Biancotti (partendo dal 904). Archivio di Stato di Milano, Catasto, 9683 e 9684 (Atti di formazione). Raccolta Demetrio Oberti di Lovere. Circa Lovere: Alberto Bianchi e Francesco Macario, L'occhio della storia, La cittadina edizioni 2016; Giovanni de Lezze, Descrizione di Bergamo e suo territorio, c. 260v e c. 261v (Lucchetti, 1988); Roberto Ghilardi, Quando a Lovere costruivano le automobili in «Il Giornale di Bergamo-Oggi», 30 giugno 1987 in copia presso Raccolta Demetrio Oberti; SIRBeC, scheda ARL a cura di Luca Scaburri, 2007. Circa l’abate Domenico Piccinelli: Almanacco Imperiale Reale per le provincie del Lombardo Veneto, 1825 e ss.; Carlo Facchinetti, Bergamo o sia Notizie patrie…, Bergamo 1826. Ringrazio Demetrio Oberti di Lovere; Laura Businaro,  Mauro Livraga, Marinetta Pacella ed Emilia Peduzzo dell’Archivio di Stato di Bergamo.
Gli archivi al servizio del restauro degli edifici storici «Inutilmente, magnanimo Kublai, tenterò di descriverti la città di Zaira […]. Potrei dirti di quanti gradini sono le vie fatte a scale, di che sesto gli archi dei porticati […]. Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato. […] Di quest’onda che rifluisce dai ricordi la città s’imbeve come una spugna e si dilata. Una descrizione di Zaira qual è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale» (Italo Calvino, Le Città Invisibili, Einaudi, Torino 1972, pp. 18-19). Il restauro soffia un’anima nuova in un edificio antico. Prima ancora che si montino le impalcature, i lavori esordiscono in archivio perché i documenti guidino l’intervento. Le storie di una casa sono come le sue fondamenta: invisibili, portanti e plurali. I cartocci di granturco nei materassi più umili, i baffi ravviati con la paraffina, le sfumature del lume a petrolio, le trecce delle nubili o lo chignon delle donne maritate. Qualcosa di questo passato non passa ma rimane nelle architetture, rendendole eleganti e calorose. Il catasto Napoleonico e quello Lombardo-Veneto (‘800) fino al Cessato catasto, redatto dopo l’Unità d’Italia per uniformare tradizioni di rilievo tra loro difformi. Tra altre, queste fonti documentano le residenze storiche in ambito lombardo. Atti di formazione, mappe, sommarioni, trasporti d’estimo e libri partitari si succedono al tavolo dell’archivista. Carte così croccanti alludono spesso a un atto notarile, che può allegare la descrizione della casa o persino l’inventario dei suoi arredi. I documenti sono sugli scaffali, dunque, e gli scaffali negli archivi. Ma questo dissepolto scheletro di civici, stime, date e nomi pretende una carne raccontata per rinascere davvero. È necessario allora percorrere le vite dei proprietari: lo stemma nobiliare sul portone o la ricchezza radunata con ruvide mani; mogli baciate all’altare e braccia che sporgono i bimbi al fonte battesimale. Il malato deve esibire attestato di confessione firmato dal prete, perché il medico torni in vista al suo capezzale. I sarti sono spesso barbieri e i barbieri chirurghi, competenti almeno per i salassi. Sulle labbra dei battezzandi il sacerdote mette del sale, simbolo sapiente, prima di infondere l’acqua benedetta sul loro capo. Ma colorite espressioni dialettali augurano che il bimbo agisca a rovescio, tenendo l’acqua in bocca e il sale in zucca. Il secolo è fatto di giorni e dettagli. Solo questa paziente ricerca ispira il restauro, perché ritrovi i lineamenti di un edificio storico e coniughi qui al futuro i verbi più antichi: vivere, esserci, abitare. Archivio fotografico Demetrio Oberti - Lovere
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